RIASSUNTO
La proposta di questo dossier è riunire articoli frutto di ricerche dedicate alle nuove possibilità di costruzione del sapere storico promosse dalla Storia Orale e dalla Storia Pubblica (Public History) nei paesi latini d’Europa (soprattutto Italia) e d’America (soprattutto Brasile). Si intende così comprendere in che misura e in che modo la relazione tra Storia Pubblica e Storia Orale possa effettivamente contribuire alla produzione della conoscenza storica. Sono state raccolte ricerche che affrontassero la dimensione relazionale tra Storia Orale e Storia Pubblica, così come lavori “in” Storia Orale e Storia Pubblica o “su” Storia Orale e Storia Pubblica, quali: il movimento della Storia Pubblica e le sue relazioni con il movimento della Storia Orale; la fonte orale nella scrittura della storia e nella sua comunicazione pubblica; la Storia Orale e le domande sociali nel tempo presente; Storia Orale e cultura digitale; Storia Orale e migrazioni nel tempo presente; Storia Orale, Storia Pubblica e pandemia; Storia Orale e lavoro della memoria; la Storia Orale e la Storia Pubblica nei laboratori e nei gruppi di ricerca delle università e degli istituti di ricerca ibero-americani e italiani.
PAROLE CHIAVE:
Storia orale; Storia pubblica; Storia e memoria
RESUMO
A proposta desse dossiê é reunir artigos fruto de pesquisas dedicadas às novas possibilidades de construção do conhecimento histórico promovidos pela História Oral e pela História Pública nos países latinos de Europa (principalmente Itália) e da América Latina (sobretudo, Brasil). Assim, busca-se compreender em que medida e como a relação entre História Pública e História Oral pode de fato contribuir com a produção do conhecimento histórico. Reunimos pesquisas que trabalhassem a dimensão relacional entre História Oral e História Pública, assim como trabalhos “em” História Oral e História Pública ou “sobre” História Oral e História Pública, tais como: o movimento da História Pública e suas relaciones com o movimento da Historia Oral; a fonte oral na escrita da História e na sua comunicação pública; a História Oral e as demandas sociais no Tempo Presente; História Oral e Cultura digital; História Oral e migrações no Tempo Presente; História Oral, História Pública e Pandemia; História Oral e trabalho de memória; a História Oral e a História Pública nos Laboratórios e Grupos de pesquisa nas universidades e institutos de pesquisa ibero-americanos, portugueses, espanhóis e italianos.
PALAVRAS-CHAVE:
História Oral; História Pública; História e memória
This dossier collects articles that resulted from research on the new possibilities for building historical knowledge in the context of Oral History and Public History studies in Latin American and Southern Europe countries. The authors aim at understanding to what extent and how the relationship between Public History and Oral History can actually contribute to the production of historical knowledge. We gathered research that addressed the relational dimension between Oral History and Public History, as well as works “on” Oral History and Public History or “about” Oral History and Public History, such as: the Public History movement and its relationships with the Oral History movement; oral source in the writing of History and in its communicating; Oral History and social demands in the Present Time; Oral History and Digital Culture; Oral History and migrations in the Present Time; Oral History, Public History and the Pandemic; Oral History and memory; Oral History and Public History in Laboratories and Research Groups at Iberian American and Southern Europe universities and research institutes.
KEYWORDS:
Oral History; Public History; History and memory
Questo dossier raccoglie articoli e interviste dedicati ai temi della Storia Orale e della Storia Pubblica (Public History) nei paesi latini d’Europa (soprattutto Italia) e d’America (soprattutto Brasile). Esso propone un insieme di ricerche volte a indagare in che modo e in quale misura la relazione tra Storia Pubblica e Storia Orale possa effettivamente contribuire alla produzione della conoscenza storica nel tempo presente.
Gli ultimi decenni del XX secolo sono stati contrassegnati dall’affermazione della Storia Pubblica, intesa come un insieme articolato di pratiche volte alla produzione e alla diffusione di narrazioni storiche destinate a pubblici ampi ed eterogenei, al di fuori dell’ambito strettamente accademico, attraverso molteplici supporti, analogici e digitali. Nato negli anni ’70 negli Stati Uniti per rispondere alla crisi del mercato del lavoro degli storici, il movimento della Public History si è progressivamente diffuso a livello internazionale, dando luogo a una molteplicità di esperienze e pratiche. Negli stessi anni si è consolidata anche la Storia Orale come metodologia rilevante all’interno della disciplina storica: essa ha ridefinito il rapporto tra storia e memoria, ha favorito l’ingresso di nuovi soggetti nello spazio della narrazione storica e ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della Storia del Tempo Presente. Sia il movimento della Storia Pubblica sia quello della Storia Orale, lungi dal configurarsi come fenomeni omogenei, si sono sviluppati nei diversi contesti nazionali in forme situate e plurali, a partire da differenti cornici istituzionali e orientamenti intellettuali.
Il termine Public History, introdotto da Robert Kelley in un celebre articolo-manifesto pubblicato alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, indicava la capacità degli storici di operare in molteplici contesti non accademici, producendo narrazioni storiche destinate a un pubblico ampio e differenziato. Kelley (1978) non poteva tuttavia prevedere che la Public History avrebbe superato l’originaria concezione di semplice pratica di divulgazione storica per pubblici diversi, arrivando a ridefinire e ad ampliare le forme stesse della scrittura della storia, con rilevanti implicazioni per la sua funzione sociale e per il ruolo degli storici. Queste trasformazioni dell’epistemologia storica avrebbero inoltre risentito dei mutamenti indotti dal forte sviluppo della cultura digitale, dall’accelerazione del tempo e dalla crisi della modernità nel tempo presente (Rosa, 2015).
La Storia Pubblica ha favorito l’emergere di nuove modalità di scrittura della storia e ha stimolato un ampio dibattito sul rapporto tra la produzione del sapere storico e la sua diffusione presso pubblici diversi. Si configura come una pratica dotata di grande flessibilità, che comprende la realizzazione di narrazioni scritte, audiovisive e orali sul passato – con particolare attenzione al passato recente – e che, nell’ultimo decennio, ha fatto largo ricorso a Internet e ai social network come strumenti privilegiati di comunicazione e condivisione.
Il problema centrale che orienta questo dossier riguarda il modo in cui la scrittura della storia nel XXI secolo, alla luce dei contributi della Storia Pubblica e della Storia Orale, si confronti con i propri pubblici, ridefinendo al contempo chi siano i destinatari della storia come disciplina. Ci siamo inoltre proposti di riflettere sulla formazione e sull’evoluzione dei diversi movimenti di Storia Pubblica, considerandoli anche a partire dall’esperienza e dagli apporti metodologici della Storia Orale.
L’emergere politico e sociale della testimonianza nel corso del XX secolo ha profondamente trasformato il rapporto tra memoria e storia, rendendolo più denso e problematico, e ha ampliato il dibattito sulla scrittura della storia e sugli usi pubblici e politici del passato nel tempo presente. Il progresso teorico e metodologico della Storia Orale ha contribuito in modo decisivo a rinnovare la riflessione sulla costruzione della conoscenza storica, promuovendo una concezione della pratica storiografica come attività di mediazione e, dunque, come processo intrinsecamente relazionale. Fondata su una metodologia dialogica – nella quale la produzione della stessa fonte storica nasce dall’interazione tra due soggetti, il testimone e l’intervistatore – la Storia Orale ha offerto apporti fondamentali alla comprensione della memoria quale matrice e insieme orizzonte della storia. In questa prospettiva, essa ha alimentato un confronto critico su questioni quali le memorie conflittuali, i processi di silenziamento delle memorie minoritarie, la costruzione delle identità, il lavoro della memoria e la rappresentazione della narrazione storica (Passerini, 1988; Pollak, 1989; Portelli, 1997; Ricoeur, 2007).
Storiche e storici come Luisa Passerini (2011), Alessandro Portelli (1977), Michael Pollak (1989), Elizabeth Jelin (1988), Paul Ricoeur (2007), Enzo Traverso (2012), Gabriella Gribaudi (2020) e, in Brasile, Ângela de Castro Gomes (2020), Marieta de Moraes Ferreira (1996), Verena Alberti (2004), José Carlos Sebe Bom Meihy (2002), hanno messo in luce la capacità della Storia Orale di contribuire alla costruzione di una storia sociale della memoria rigorosa e critica, attenta a valorizzare le traiettorie dei gruppi a lungo esclusi da una narrazione storica che era tradizionalmente fondata su fonti prodotte dai settori istituzionalizzati della società (stato, chiesa, istituzioni, imprese, sindacati, partiti politici). Per questi studiosi e studiose si trattava di riconoscere l’irruzione di una pluralità di voci nello spazio pubblico, voci che rivendicavano non solo il diritto di essere ascoltate, ma anche quello di vedere riconosciuta la legittimità e il valore delle proprie memorie.
Parallelamente, nel campo storiografico, il rinnovamento della Storia Politica e della Storia Culturale, la rinnovata centralità dell’individuo nella narrazione storica, la rivalutazione delle prospettive di breve e media durata e l’ampliamento del ventaglio delle fonti – oltre il tradizionale primato del documento scritto – hanno contribuito a restituire piena legittimità al passato recente come oggetto della ricerca storica. L’affermazione della Storia del Tempo Presente è stata il frutto di un lungo e articolato percorso, nel quale numerosi studiosi si sono impegnati a definirne le specificità epistemologiche e le potenzialità conoscitive. Soprattutto in Francia, autori come Bédarida, Rousso, Rioux e Pollak hanno lavorato alla configurazione della Storia del Tempo Presente come ambito di ricerca autonomo, e non semplicemente come l’appendice più recente della storia contemporanea. In questo processo di progressiva istituzionalizzazione, gli studi sulla memoria e la Storia Orale hanno svolto un ruolo di primo piano, rivelandosi interlocutori decisivi e particolarmente fecondi.
La questione della memoria ha occupato lo spazio pubblico negli anni ’70 e ’80, rendendo centrale il dibattito sugli usi del passato da parte di diversi attori sociali. Di fronte all’avanzare delle cosiddette “politiche della memoria”, agli usi e abusi del passato e ai negazionismi storici, gli storici si sono trovati sollecitati a ripensare il ruolo della memoria e le sue relazioni con la storia. La memoria, intesa come rappresentazione attualizzata del passato, intrattiene con la storia rapporti complessi: può contribuire al lavoro dello storico, ma può anche porsi in concorrenza o in aperta opposizione, censurando la storia o favorendo processi di oblio e rimozione. La celebre opera di Pierre Nora, dedicata ai luoghi della memoria in Francia, ha contribuito in modo decisivo a consolidare la memoria come oggetto legittimo della ricerca storica. Michael Pollak, dal canto suo, ha sottolineato come, oltre alla dicotomia memoria/oblio, fosse necessario considerare il ruolo del silenzio quale pratica di resistenza delle minoranze, in attesa del momento propizio per far emergere le proprie narrazioni, ossia quando si fosse creata una possibilità di ascolto empatico delle loro esperienze. Attraverso le riflessioni di Paul Ricoeur, la memoria è stata ulteriormente riabilitata come matrice della storia. Affrontando il tema della rappresentazione del passato, Ricoeur richiama l’attenzione sul fatto che lo storico accede soltanto alle tracce e ai documenti disponibili, in un rapporto sempre indiretto con le esperienze che intende ricostruire. La storia sconta così un’assenza di riconoscimento immediato dell’esperienza vissuta, riconoscimento che solo i testimoni, in quanto protagonisti degli eventi, possono offrire a partire dal proprio punto di vista. Di fronte agli eventi-limite, la rappresentazione storiografica del passato deve dunque ricorrere alle testimonianze dei protagonisti, senza tuttavia rinunciare al necessario vaglio critico nell’uso di tali fonti. In questo senso, la Storia Orale si rivela uno strumento fondamentale per analizzare le memorie circolanti nella società. Ricoeur propone di sostituire al “dovere di memoria” un autentico “lavoro della memoria” da parte dello storico: un processo critico che, anche attraverso il dialogo con le categorie freudiane, possa contribuire a evitare le “patologie sociali della memoria”, in particolare l’ossessione per il passato. La stretta relazione tra rappresentazione del passato, memoria, narrazione e testimonianza consente così di comprendere la memoria come matrice della storia. La rappresentazione storiografica richiede, in questa prospettiva, una solida costruzione epistemologica del sapere, nella quale si intrecciano in modo ineludibile le dimensioni critica, etica e politica del lavoro dello storico.
La trasformazione intervenuta negli ultimi trent’anni, bruscamente accelerata dalla pandemia di Covid-19 – quando lo spazio pubblico è stato confinato nella dimensione virtuale – ha sollevato interrogativi sul senso della storia come disciplina accademica e sul ruolo sociale dello storico. Chi è, in definitiva, lo storico nel Tempo Presente? Qual è la funzione sociale della storia? E chi ne è il pubblico? Nel corso del XIX secolo e per gran parte del XX, l’impegno volto a costruire e consolidare la storia come scienza ha favorito lo sviluppo di una scrittura storiografica accademica, destinata prevalentemente ai pari e distante dai processi di divulgazione del sapere storico. Più recentemente, i processi di valutazione e internazionalizzazione della ricerca, introdotti nell’università nell’ambito delle riforme della governance di ispirazione neoliberale, stanno ulteriormente enfatizzando la distanza tra i prodotti della storiografia accademica e il pubblico non specialistico. Allo stesso tempo, l’appropriazione e la circolazione di narrazioni storiche da parte di “praticanti comuni entusiasti” negli ambienti digitali, caratterizzati da intensa interazione e partecipazione del pubblico, stanno producendo significative trasformazioni nella cultura storica delle società contemporanee.
Il consolidamento della Storia Orale, accompagnato dal progressivo affinamento delle sue elaborazioni teoriche e metodologiche, ha offerto strumenti decisivi agli storici impegnati nel movimento della Storia Pubblica. In particolare, ha inciso sulle modalità di relazione con i pubblici, sulle forme di scrittura della storia e sulle pratiche di interazione con audience differenziate, fino a promuovere la “condivisione dell’autorità” (shared authority) nella costruzione del sapere storico (Frisch, 2016). Parallelamente, la Storia Orale ha contribuito a rafforzare una concezione della storia che eccede la mera dimensione cognitiva, integrando nella riflessione epistemologica anche le implicazioni etiche e politiche del lavoro storiografico (Ricoeur, 2007; Casellato, 2021). Allo stesso tempo, la Storia Pubblica, intesa come movimento, ha riorientato la propria relazione con i pubblici, intrecciandosi direttamente con le questioni della memoria e dedicandosi, in modo privilegiato – pur non esclusivo – al “Tempo Presente” e alle domande sociali. Essa propone un modo di fare storia in pubblico, con il pubblico, per il pubblico (Santhiago, 2016). Nei migliori dei casi, consente di “ampliare il raggio delle domande di ricerca e di conoscenza che possono scaturire oltre che dagli archivi anche dalla cooperazione con le comunità, dalle loro visuali del passato e dalle loro narrazioni” (Bertucelli, 2025, p. 170).
È attraverso la Storia Orale e la Storia del Tempo Presente che la Storia Pubblica ha trovato in Brasile un terreno privilegiato di sviluppo, consolidando alcune idee-forza che ne definiscono la peculiare istituzionalizzazione nel contesto nazionale: l’ampliamento e il coinvolgimento attivo del pubblico; l’impegno civile; l’assunzione di una responsabilità etica e politica; la difesa della democrazia; il dialogo con le minoranze sociali. Parallelamente, si delinea un processo di istituzionalizzazione che ricalca dinamiche già osservate nell’affermazione di nuove pratiche disciplinari: la Storia Pubblica prende forma in ambito universitario, ma ambisce a superarne i confini, contestando ogni pretesa di monopolio nella costruzione e nella legittimazione delle narrazioni sul passato.
Quando prende forma istituzionale in Italia, la Storia Pubblica viene introdotta con il termine inglese di Public History: essa si presenta come “nuova”, marcando i propri legami con le esperienze anglosassoni e con il campo della Storia Digitale, e mettendo invece in secondo piano le pregresse esperienze nazionali di storia partecipata, civile o militante, che pure hanno radici molto antiche e ampia diffusione al di fuori dello spazio accademico. Oggi in Italia il rapporto tra Storia Pubblica e Storia Orale è stretto, strutturale e in parte asimmetrico: la Storia Orale è una metodologia di ricerca storica consolidata, basata sulla produzione e interpretazione di fonti orali, che ha fornito alla Storia Pubblica strumenti, pratiche e sensibilità, mentre la Storia Pubblica ha offerto alla Storia Orale nuovi spazi di circolazione pubblica, istituzionali e mediali.
In particolare, la svolta digitale ha dato nuova vita e più ampia audience a fonti orali raccolte in passato (si parla di “riuso” delle fonti orali secondo i principi FAIR1). Inoltre essa consente di sperimentare forme nuove di comunicazione non scritta che valorizzano la dimensione sonora della storia attraverso contenuti audio digitali, che possono essere ascoltati tramite Internet, da computer o dispositivi mobili (podcast), o installazioni sonore digitali collegate a luoghi come musei, siti storici, spazi aperti che il pubblico esplora fisicamente. Questo dossier si propone di indagare le possibilità offerte dalla Storia Orale e dalla Storia Pubblica di fronte alle attuali domande sociali, nonché di riflettere sulla funzione sociale della storia e degli storici nel Tempo Presente. Sono stati selezionati tredici articoli e due interviste per comporre il volume. Il dossier riunisce autori di diverse nazionalità e affiliazioni istituzionali, a testimonianza della vitalità e della pluralità che caratterizzano oggi la Storia Orale e la Storia Pubblica. Considerato l’elevato numero di contributi, ne proponiamo una presentazione molto sintetica, invitando il lettore a uno sguardo d’insieme sull’intero percorso tematico del dossier.
L’articolo “Storia Orale e Storia Pubblica nell’azione dell’Istituto Ernesto de Martino negli anni ’60 e ’70” di Chiara Paris esplora una delle esperienze più importanti e risalenti di Storia Pubblica in Italia, al cui interno la Storia Orale si è venuta costituendo come pratica di ricerca, di intervento politico e di costruzione di archivi partecipati. L’Istituto Ernesto de Martino fu un progetto, nato negli anni ’60, che faceva uso delle nuove tecnologie di registrazione e riproduzione del suono. Aveva un mandato archivistico molto forte: raccogliere, ordinare e conservare materiali politici e culturali altrimenti destinati alla dispersione, per restituirli come patrimonio condiviso e strumento di ricerca. All’interno dell’Istituto Ernesto de Martino il giovane Alessandro Portelli fece le sue prime esperienze di raccolta e produzione di fonti orali.
L’articolo “L’oralità nello spazio della Storia Pubblica del lavoro” di Stefano Bartolini nasce dalle esperienze di uno storico impegnato da 15 anni nel più grande e antico sindacato italiano, la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL). Esso ricostruisce la genealogia degli “usi” della Storia Pubblica nella tradizione del movimento operaio internazionale per definire un campo specifico di “storia pubblica del lavoro” e mostra, attraverso esempi concreti e sperimentazioni innovative, come l’uso pubblico del passato entri a far parte delle strategie di resistenza di lavoratori e lavoratrici arrivando per questa via a lambire la Storia Pubblica.
L’articolo “Storia Orale e Public History a scala di quartiere: Esperienze, questioni e orizzonti per la conoscenza storica della città contemporanea” di Giulia Zitelli Conti discute come Storia Orale e Storia Pubblica possano contribuire alla conoscenza della città contemporanea (con Roma come caso di studio), sia producendo e organizzando fonti utili alla ricerca e al pubblico, sia costruendo percorsi partecipativi di conoscenza storica collettiva. L’autrice ricostruisce una filiera di ricerche dagli anni ’60 in avanti, spesso intrecciate a lotte sociali e pratiche di ricerca-intervento. Si sofferma soprattutto sul tema della “restituzione”, che richiede equilibrio tra negoziazione con i testimoni e autonomia interpretativa della ricerca.
L’articolo “Fare Storia Orale nel Cile dell’Estallido social: Tra nostalgie del fordismo e memorie della dittatura di Pinochet” di Camillo Robertini riflette sul proprio lavoro di ricerca storica in Cile (2020-2023) mostrando come, nel contesto della Historia Reciente latinoamericana, la storia sia una materia “viva” e contesa pubblicamente e la Storia Orale, per sua natura, introduca l’imprevisto e possa stravolgere un progetto di ricerca, rivelando ciò che in un dato momento storico è più urgente ascoltare.
L’articolo “Decolonizzare la Storia Orale: memoria, cronotopi e cripto-colonialità”, di Leandro Seawright, è dedicato a una riflessione sulla Storia Orale a partire da una prospettiva decoloniale, proponendo un necessario rigore epistemico nel pensare le relazioni tra storia e memoria. La proposta è quella di una Storia Orale che si concepisca come pratica emancipatrice, a partire dalle specificità del Sud globale.
L’articolo “Quale Storia Pubblica facciamo? Riflessioni teoriche, metodologie di ricerca e istituzionalizzazione della Storia Pubblica brasiliana nel Programma di Post-Laurea in Storia Pubblica dell’Universidade Estadual do Paraná, campus di Campo Mourão (UNESPAR)”, di Thiago Granja Belieiro e Marcos Eduardo Meinerz, analizza il processo di costruzione della Storia Pubblica in Brasile a partire dalla Rede Brasileira de História Pública e dal Programma di Post-Laurea in Storia Pubblica dell’Universidade Estadual do Paraná. Si tratta del primo programma di post-laurea in Storia interamente specializzato in Storia Pubblica. L’impatto della Storia Orale sulla Storia Pubblica in Brasile è evidente anche nell’elevato numero di tesi di laurea magistrale che adottano la metodologia della Storia Orale come fondamento della ricerca.
L’articolo “Da cronisti del Terzo Mondo a veterani della memoria. Produzione e circolazione della testimonianza internazionalista tra Brasile e Mozambico (anni 1970-2020)”, di Julimar del Carmem Mora Silva, analizza l’internazionalismo solidale socialista nel processo di indipendenza del Mozambico e gli usi delle sue memorie nella costruzione di pratiche di Storia Pubblica. Il contributo si propone di comprendere le memorie di questi protagonisti, immersi in un’esperienza utopica collettiva nel contesto del processo di costruzione del socialismo in Mozambico.
L’articolo di Larissa Campos de Medeiros, “Dietro le quinte della scienza brasiliana: voci per una storia pubblica nel XXI secolo”, prende le mosse da una ricerca di Storia Orale tematica per analizzare il personale di supporto delle istituzioni scientifiche brasiliane come parte integrante del processo scientifico e delle sue modalità di divulgazione. Il contributo mette in luce come queste figure partecipino attivamente allo sviluppo della scienza in Brasile e alla costruzione del suo rapporto con la società, offrendo così un apporto significativo alla riflessione sulla Storia Pubblica della scienza.
L’articolo “Memorie educative in video, dalla Storia Orale alla storia pubblica”, di Gianfranco Bandini e Stefano Oliviero, mette in evidenza il ruolo centrale della Storia Orale nella costruzione di una Storia pubblica dell’educazione, a partire da esperienze e vissuti registrati in formato audiovisivo e resi disponibili nel repository digitale www.memoriascolastica.it. Secondo gli autori, la Storia Orale consente di cogliere le soggettività e le esperienze vissute che attraversano la storia dell’educazione, offrendo una prospettiva capace di integrare dimensioni personali e collettive nel racconto storico.
L’articolo “Ascolti sensibili e plurali: spostamenti di una Storia Orale Pubblica”, di Marta Rovai, Lívia Morais Garcia Lima e Igor Lemos Moreira, pone al centro della riflessione la potenzialità della Storia Pubblica nel riconfigurare il campo storiografico, a partire dall’impegno etico e politico della storia nella difesa dei diritti umani e della cittadinanza. Inserendosi nella tradizione brasiliana di una Storia Pubblica impegnata, il contributo mira a valorizzare le voci subalternizzate, sottolineando, sul piano epistemologico, l’importanza di un ascolto qualificato dei soggetti storici nel Tempo Presente.
L’articolo “Storia pubblica, corpo-oralità e ricerca partecipativa con insegnanti di storia”, di Hosana de Nascimento Ramôa e Juniele Rabêlo, affronta una tematica originale e ancora poco esplorata dal movimento della Storia Pubblica. Le autrici riflettono sulla relazione tra corpo e oralità attraverso l’osservazione del lavoro di tre docenti della scuola pubblica, analizzando il nesso tra narrazione e performance e indagando i molteplici significati dell’azione didattica in aula.
Nel saggio “Passati presenti: usi della Storia Orale e iniziative di storia pubblica in un approccio storico ai patrimoni e alle memorie afro-indigene in Minas Gerais”, di Hebe Mattos, Josimere Alves Pereira e Rhonnel Américo, a partire dalle memorie dei detentori dei patrimoni culturali neri in Minas Gerais, gli autori discutono questioni quali autorità, autorità condivisa, conoscenza, saperi, memorie ed esperienze vissute, proponendo un’epistemologia del dialogo nella costruzione dei saperi storici.
L’articolo “Se le baie parlassero: Storia Orale e deindustrializzazione dannosa nelle baie di Biscaglia (Paesi Baschi, Spagna) e di Guanabara (Rio de Janeiro, Brasile)”, di Andrea Casa Nova Maia, David Beorlegui Zarranz e Lise Fernanda Sedrez, offre un contributo innovativo agli studi di storia ambientale, indagando – attraverso la metodologia della Storia Orale – gli impatti del processo di deindustrializzazione urbana sull’ambiente e sulla vita dei lavoratori che dipendono dalle baie urbane per lo svolgimento delle proprie attività.
Infine, il dossier comprende due interviste.
Le storiche Maria Helena Bedoya e Jimena Perry hanno intervistato Carla Sagastegui, docente presso la Pontificia Universidad del Perú, impegnata nella produzione di narrazioni di Storia Pubblica e nella riflessione sulla decolonialità, attraverso il dialogo tra storia e letteratura e il confronto tra discorso ufficiale e Storia Orale delle popolazioni indigene.
Un’altra intervista di particolare rilievo è stata realizzata da Carla Rodeghero e Méri Frotscher con Alexander Freund, tra i principali esponenti della Storia Orale e della Storia Pubblica a livello internazionale. A partire dall’esperienza di Freund in Canada, l’intervista esplora le potenzialità di una Storia Orale condotta con i rifugiati e le popolazioni indigene, nonché le sfide e le opportunità poste dalle tecnologie digitali.
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